Novità editoriali



15 GENNAIO 1968 - 2018 | 50 anni dal terremoto del Belice "ALBERTO BURRI. IL GRANDE CRETTO DI GIBELLINA"              Testo di Massimo Recalcati


In occasione dei 50 anni dal terremoto che colpì la Valle del Belice, il nuovo libro Alberto Burri. Il Grande Cretto di Gibellina – testo di Massimo Recalcati e fotografie di Aurelio Amendola, edito da Magonza – ripercorre la vicenda dell'opera di Land Art più grande al mondo.

 

Sudario di cemento steso sui resti di un paese distrutto, il Grande Cretto di Gibellina si fa toccante testimone ed eterno custode della Storia e delle persone che in quei luoghi hanno vissuto. Adagiato sulle macerie della vecchia Gibellina, il lavoro di Alberto Burri protegge e preserva, con il perpetuo invito al silenzio, la memoria dell'immane tragedia scatenata dal sisma.

 

La ricostruzione del paese, completamente distrutto nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, portò alla creazione di una nuova realtà, chiamata Gibellina Nuova, dove l'allora sindaco Ludovico Corrao chiamò a sé, con un atto di responsabilità civile, i più importanti artisti del panorama contemporaneo.

Alberto Burri, unico tra questi, scosso dall'immagine delle rovine, volle la sua opera nella vecchia città lacerata. L'intervento dell'artista, che ricoprì l'intera Gibellina Vecchia con una distesa di cemento che tiene salde le materie e i ricordi, sancisce un legame tra il bisogno di elaborazione del trauma e lo scenario storico in cui esso si materializza, antico e mitico. Corrao ripercorre l'incipit di quel monumentale intervento di arte contemporanea attraverso le stesse parole dell'artista: «“La luce al tramonto taglia ombre dure sui gradini del teatro greco di Segesta”: questa visione, mi confidò Burri, fu la scintilla che fece scattare la sua idea di costruire il Cretto. Ebbe quindi la necessità di stabilire un filo storico tra Segesta e Selinunte e una pagina di storia, che sembrerebbe storia di emarginati ma che attraverso le opere d'arte diventa la storia del riscatto. Il teatro di Segesta da un lato, il residuo glorioso dell'oblio dall'altro. L'oblio del terremoto a Gibellina e il suo teatro nello stesso Cretto di Burri».

Per Massimo Recalcati «l'opera d’arte, come sanno bene tutti i grandi artisti, intrattiene sempre un rapporto con l’assoluto, con l’irraffigurabile, con il reale, con l’impossibile». Accanto al prezioso saggio dello psicanalista, tra i più noti in Italia – membro dell’Associazione lacaniana italiana di psicoanalisi –, completa il volume una ricca selezione di inedite immagini in bianco e nero di Aurelio Amendola, custode dell'archivio fotografico più ricco di Alberto Burri, in una reinterpretazione nuova e per la prima volta esaustiva, dopo il completamento nel 2015, del Grande Cretto di Gibellina.


BURRI / FONTANA / AFRO / CAPOGROSSI

La mostra intende rievocare una delle stagioni più tragiche, e contemporaneamente sublimi, dell’arte italiana e internazionale. Attraverso la scelta di una serie di opere di quattro tra i maggiori rappresentanti dell’arte del dopoguerra – Alberto Burri, Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi e Afro Basaldella – essa propone un’immersione in questa “risposta dell’arte al mondo inautentico di vita ch’è stato imposto agli uomini” (Giulio Carlo Argan).

 

Al centro delle preoccupazioni dell’arte nella seconda metà del XX secolo sta la necessità per gli artisti di conquistare una nuova libertà creativa.

Il percorso espositivo evidenzia questa sistematica rimessa in discussione dei fondamenti dell’espressione artistica: gesto, segno, colore, materia e superficie. Nell’esplorare le possibilità della forma e dell’informe, dell’esperienza e del processo come ulteriore fonti espressive, emergono esiti differenti, referenziali, anarchici, in cui non trovano più ragione le divisioni tra dipinto, scultura, grafica e disegno.

 

La mostra, a cura di Carole Haensler Huguet e Pietro Bellasi, co-prodotta e realizzata dal Museo di Villa dei Cedri in collaborazione con Magonza editore, è stata realizzata grazie al prezioso contributo della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, della Fondazione Lucio Fontana, della Fondazione Archivio Capogrossi e della Fondazione Archivio Afro.

 

Catalogo MAGONZA. Testi di Pietro Bellasi, Andrea Cortellessa, Valter Rossi (2RC), Carole Haensler Huguet, Chiara Sarteanesi, Marco Vallora.


PAOLO ICARO Unending Incipit

Sabato 9 dicembre, presso la Pinacoteca Comunale di Città di Castello, inaugura Paolo Icaro. Unending Incipit, una mostra a cura di Davide Ferri e Saverio Verini, prodotta dalla casa editrice Magonza (www.magonzaeditore.it), con la collaborazione del Comune di Città di Castello e dell'Associazione Palazzo Vitelli a Sant'Egidio. Secondo appuntamento del Progetto Extramuros, l'esposizione si snoda negli storici spazi di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, interessando le sale, il loggiato e il giardino all'italiana della prestigiosa sede della Pinacoteca, dove verrà collocata una grande installazione appositamente realizzata.

La mostra – aperta al pubblico fino al 28 gennaio 2018 – è l’occasione per riflettere sul lavoro di Paolo Icaro (Torino, 1936), il cui linguaggio, formatosi a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta tra Italia e Stati Uniti (dove Icaro ha vissuto per più di un decennio) nel solco dell’esperienza delle neoavanguardie americane, rappresenta un importante contributo al rinnovamento della scultura contemporanea. Il lavoro di Icaro ha attraversato movimenti e stagioni cruciali per l’arte italiana e internazionale, a partire dall’Arte povera – alle cui prime mostre prese parte, senza tuttavia mai aderirvi completamente. In seguito l’artista ha costruito un’identità autonoma e originale, che lo ha posto al centro dell’attenzione della critica fin dagli anni Sessanta e che oggi lo rende uno dei più importanti autori italiani attivi sulla scena internazionale.

 

Città di Castello, Pinacoteca Comunale (Via Cannoniera, 22/A)

10 dicembre 2017 – 28 gennaio 2018

Catalogo Magonza editore

Informazioni: Tel. 075.8554202 - 075.8520656


HANS HARTUNG. POLITTICI

L’astrattismo europeo del Novecento approda alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia. Una delle figure di spicco del movimento, Hans Hartung (Lipsia, 1904 – Antibes, 1989), viene celebrato nel capoluogo umbro per più di tre mesi,  dal 24 settembre 2017 al 7 gennaio 2018. 40 lavori su carta e 16 dipinti di grandi dimensioni -articolati in scomparti, come i polittici della Galleria Nazionale dell’Umbria- realizzati tra 1961 e 1988 e a Perugia mostrati per la prima volta tutti assieme come serie.

La serie dei polyptiques - spesso così identificati dallo stesso Hartung sul retro delle opere, nonostante non si tratti di titoli veri e propri - nasce agli inizi degli anni Sessanta, quando l’artista prende a dipingere direttamente sulla tela senza prima concepire l’opera su carta, sperimenta nuove tecniche, dilata i formati, giungendo nell’ultimo periodo, costretto sulla sedia a rotelle, a realizzare i propri dipinti con l’aerografo.

L’iniziativa si propone anche di ripercorrere lo stretto legame di Hartung con l’Italia, risalente già alla prima metà del secolo quando in occasione del viaggio del 1926, oltre a visitare città simbolo come Venezia e Firenze, si lasciò affascinare dai paesaggi siciliani, in particolare dallo spettacolo naturale dell’Etna e dai templi della Magna Grecia.

Ma è soprattutto con Venezia che Hartung intrattenne un rapporto particolare, in virtù delle numerose partecipazioni alla Biennale, dal 1948 al 1984: qui ricevette nel 1960 il Leone d’oro e tornò nel 1984 a testimoniare una diversa fase creativa, con una selezione di nuove tele di grandi dimensioni, caratterizzate dagli sfondi realizzati con l’aerografo sui quali interviene con gesti ampi e decisi attraverso l’utilizzo di strumenti disparati come una scopa di rami di ginestra intinta nella vernice nera.

La mostra, a cura di Marco Pierini, con il contributo della Fondazione Hartung Bergman di Antibes, è stata realizzata con il decisivo contributo e la collaborazione di Magonza editore.

 

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria (corso Pietro Vannucci, 19)

24 settembre 2017 – 7 gennaio 2018

Catalogo Magonza editore

Informazioni: Tel. 075.58668415; gan-umb@beniculturali.it


Alcune opere della collezione Magonza

  • Jannis Kounellis, Senza titolo, 2014 (multiplo 1/25), contente un disegno "unico" dell'artista
  • Marco Gastini, Senza titolo, 2016
  • Claudio Parmiggiani, Handel, Variationen and Fuge, 2016
  • Renato Ranaldi, Quando andavo in bicicletta, 2015 (multiplo 1/20)

Per informazioni contattare il Direttore Alessandro Sarteanesi

  • +39-392-5659608 oppure scrivere a
  • alessandro.sarteanesi@magonzaeditore.it

La nostra collezione ha  inoltre l'onore di ospitare anche opere di Jean Boghossian, Franco Giuli, Paolo Icaro, Eliseo Mattiacci, Paolo Tait, Dim Sampaio, Giuseppe Uncini, Nicola Carrino, Bizhan Bassiri, Klaus Münch, Marco Baldicchi, Aurelio Amendola.


Mozart (direttore Bruno Corà)


MOZART 1 + 2 + 3
120,00 € 100,00 €
MOZART 7
40,00 €
MOZART 6
40,00 €
MOZART 5
40,00 €
MOZART 4
40,00 €
MOZART 3
40,00 €
MOZART 2
40,00 €
MOZART 1
40,00 €
MOZART 9
20,00 €
MOZART 8
20,00 €
MOZART 10
20,00 €

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